Canned hunting: cosa è?
Di solito in questa rubrica parliamo della salute dei nostri cani e dei nostri gatti. Oggi però vogliamo affrontare un argomento diverso, che riguarda animali lontani da noi ma che ci sta molto a cuore, perché chi sceglie di prendersi cura degli animali non può restare indifferente al modo in cui vengono trattati in altre parti del mondo. Parliamo del canned hunting.
Che cosa significa
L’espressione inglese canned hunting, letteralmente “caccia in scatola”, indica la caccia di animali selvatici rinchiusi in un recinto da cui non possono fuggire. Gli animali, spesso nati e cresciuti in cattività e abituati alla presenza dell’uomo, vengono liberati in un’area delimitata dove il cacciatore, che paga una cifra anche molto elevata, ha la certezza di trovarli e di abbatterli. Non c’è alcuna possibilità di fuga per l’animale e non c’è nulla di “sportivo” in questa pratica: il risultato è garantito fin dall’inizio.
Il caso più noto è quello dei leoni allevati in Sudafrica, dove esistono strutture che ospitano migliaia di questi felini nati in cattività. Ma la caccia in recinto riguarda anche altre specie, dai grandi felini alle antilopi.
Un ciclo che comincia con le coccole
L’aspetto più amaro di questa storia è che spesso comincia con un’immagine tenera. Molti cuccioli di leone vengono separati dalla madre pochi giorni dopo la nascita, perché la leonessa possa tornare rapidamente a riprodursi, e vengono allevati a mano. I piccoli diventano un’attrazione per i turisti, che pagano per accarezzarli, dargli il biberon e scattare una fotografia; in alcuni casi giovani volontari arrivano da tutto il mondo convinti di partecipare a un progetto di salvaguardia della specie.
Quando i cuccioli crescono e non possono più essere maneggiati in sicurezza, vengono utilizzati per le passeggiate con i turisti e, una volta adulti, possono essere venduti alle riserve dove si pratica la caccia in recinto, oppure finire nel commercio delle loro ossa. Leoni abituati all’uomo fin dalla nascita non hanno paura di chi si avvicina: è facile immaginare quanto poco “sportivo” sia l’incontro finale.
Perché non aiuta la conservazione
Chi difende questi allevamenti sostiene talvolta che servano a proteggere la specie. In realtà i leoni nati e cresciuti in cattività, abituati all’uomo e spesso frutto di incroci tra individui imparentati, non possono essere reintrodotti in natura: non hanno imparato a cacciare, a vivere in branco e a difendere un territorio. La loro esistenza non aggiunge nulla alle popolazioni selvatiche, che continuano a diminuire a causa della perdita di habitat, dei conflitti con l’uomo e del bracconaggio.
Il problema è emerso all’attenzione del grande pubblico anche grazie al documentario Blood Lions, presentato nel 2015, che ha mostrato le diverse fasi di questo ciclo. Negli ultimi anni diversi Paesi hanno vietato o limitato l’importazione dei trofei di leone, e molte associazioni per la protezione degli animali e della natura chiedono che questa pratica venga abolita.
Il benessere animale, ovunque
Come medici veterinari ci occupiamo ogni giorno della salute e del benessere degli animali. Il benessere non riguarda solo l’assenza di malattia: significa anche poter esprimere i comportamenti tipici della propria specie, non soffrire paura e stress inutili, vivere in un ambiente adatto. Un leone nato per essere accarezzato da centinaia di turisti e poi abbattuto in un recinto è lontanissimo da tutto questo.
Che cosa possiamo fare noi
Anche dall’Italia ognuno di noi può fare la sua parte, soprattutto quando viaggia:
– evitare le attività turistiche che prevedono il contatto diretto con cuccioli di animali selvatici, come le foto con i leoncini, le passeggiate con i leoni o il nuoto con animali tenuti in cattività;
– informarsi con attenzione prima di partecipare a un programma di volontariato all’estero, verificando che la struttura non faccia riprodurre gli animali e non li ceda ad altri;
– preferire safari e parchi che osservano gli animali nel loro ambiente naturale, nel rispetto delle distanze;
– non condividere sui social fotografie che mostrano animali selvatici usati come attrazione: ogni immagine di questo tipo alimenta la domanda;
– sostenere le associazioni serie che lavorano per la tutela degli animali selvatici e dei loro habitat.
Anche la salute pubblica c’entra
Il contatto ravvicinato e ripetuto tra persone e animali selvatici tenuti in condizioni innaturali comporta anche dei rischi per chi vi partecipa. Un cucciolo di leone, per quanto piccolo, ha unghie e denti affilati e può graffiare o mordere; gli animali più grandi, anche se abituati all’uomo, restano predatori imprevedibili, e negli anni non sono mancati incidenti gravi a turisti e operatori. Inoltre lo stress cronico, il sovraffollamento e la promiscuità favoriscono la diffusione di malattie tra gli animali, alcune delle quali possono essere trasmesse anche all’uomo. È il principio che i veterinari chiamano “una sola salute”: la salute degli animali, quella delle persone e quella dell’ambiente sono strettamente legate tra loro.
Il ruolo dell’informazione
Molte delle persone che accarezzano un leoncino in vacanza o che partono per un periodo di volontariato in Africa lo fanno con le migliori intenzioni, convinte di aiutare gli animali. Proprio per questo è importante parlarne: conoscere il percorso che attende quei cuccioli è il primo passo per fare scelte diverse e per spiegarle anche ad amici e familiari.
Un pensiero anche per gli animali esotici in casa
Lo stesso principio vale vicino a noi. Sempre più spesso ci viene chiesto un parere sull’acquisto di animali esotici o selvatici come animali da compagnia. Prima di portare a casa un animale, informatevi sulle sue esigenze, sulla sua provenienza e sulle norme che ne regolano la detenzione: un animale selvatico ha bisogni che difficilmente una casa può soddisfare, e l’acquisto di esemplari catturati in natura contribuisce a impoverire le popolazioni selvatiche.
Amare gli animali significa rispettarli per quello che sono, sia che si tratti del cane che dorme ai piedi del nostro letto, sia del leone che dovrebbe vivere libero nella savana. Se avete domande sul benessere del vostro animale o desiderate un consiglio prima di accogliere un nuovo compagno, il nostro staff è a vostra disposizione in Via Archimede 22, tel. 06 80690551.


